Giù dalla pianta!

Sono una fanatica del biologico e del” fatto in casa”. Da qualche tempo preparo anche il dado in casa dopo averne lette di tutti i colori su quello industriale. Appena capita l’occasione frequento fiere del settore in cerca di nuovi bigliettini da visita. In una di queste occasioni ci hanno regalato del materiale didattico per insegnare ai bambini il valore del biologico. Qualche giorno fa stavo facendo ordine nella libreria (con un occhio sì e uno no per non vedere polvere e tomi di cui non riesco a liberarmi) e mi sono capitati per le mani questi libretti della Regione Lombardia sul biologico.  Racconti, schede, giochi. Mentre pensavo a quando e come proporlo alle mie piccole belve, come se fosse la domanda più semplice del mondo, chiedo a bimbo n. 1:

“Cosa hai mangiato oggi al centro estivo?”

“Formaggio!”

“Scusa ma tu sei nello stesso gruppo di bimbo X e Zeta junior? la mamma di uno mi ha già telefonato dicendo che la bistecca di oggi era fredda e la mamma dell’altro è disperata perchè gli hanno dato il pesce ancora congelato. C’era un buffet per caso?”

“No, mamma, mangiamo tutti la stessa cosa” Appunto una bisteccesce-formaggiosa! Vado a leggere il menu settimanale attaccato al frigo e scopro che il mostro senza nome era una innocente insalata di pollo.

Giù dalla pianta! Sono qui a chiedermi quando spiegargli i massimi sistemi del biologico e lui non distingue carne da pesce e formaggio. Siamo a posto. Non pretendo un figlio chef ma almeno che capisca cosa mangia. Potevo avere dei dubbi sulle sue capacità nel caso fosse passato il gene bacato il linea diretta dal padre (che per fare la pasta con salmone e panna mi ha portato a casa la bomboletta spray della panna per le fragole!), ma io vengo da una famiglia con un bel motivo per tenerci alla cucina. Gli ho sempre detto cosa c’era per cena (gliel’ho detto? lui non è sempre lì mentre apro il frigorifero con le dita incrociate sperando che ci sia qualcosa da cucinare in 2 minuti netti?).

Bimbo n. 2 non è messo meglio. Ha due anni e mezzo e per stargli dietro a tavola serve essere iniziati a un preciso linguaggio in codice. Sul modulo di iscrizione all’asilo una domanda chiedeva se ci sono problemi a tavola, volevo scrivere che le carote per lui si chiamano pomodori, il formaggio naso e che vuole mettere il grana sulle patate, poi ho pensato che fosse meglio far finta di niente e lasciare alla maestra l’emozione della sorpresa.

Così siamo passati a declinare gli esercizi montessoriani su odori e sapori, direttamente al piatto. Minestroni e insalate miste, li bendo, gli infilo una forchettata a scelta in bocca e devono dirmi cos’è.

“Prosciutto! (…) Ah no, formaggio!”

Nella foto c’è un alberello di pesche che abbiamo adottato per imparare come nasce la frutta. Se ve lo chiedete: sì, la mini pesca è figlia unica ed è stata usata come pallone.

Un pensiero su “Giù dalla pianta!

  1. vogliounamelablu

    Quante sorprese! Hai pensato un bel gioco, secondo me si divertono! Il Pulce è un fissato anti-formaggio però a scuola materna il risotto alla parmigiana e il formaggino lo mangiava. Vallo a sapere cosa gli salta in mente a sti bambini!

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