La storia con passione

Il programma scolastico di prima elementare prevedeva per la storia solo l’introduzione di concetti di tempo: prima, dopo, mentre e alcuni riferimenti temporali: oggi, ieri, domani, i giorni della settimana, i mesi, le stagioni.

I bambini però nel frattempo è inevitabile che facciano delle domande. Abbiamo creato la scatola del tempo proprio per fargli capire che alcune realtà non ci sono più (allo zoo non li possiamo vedere i dinosauri!) . Quando ha sentito parlare di Gheddafi, gli abbiamo spiegato cos’è la guerra e da quel giorno ogni tanto ci chiede se lo hanno preso, come combattono, cosa succede da loro, se succederà qualcosa anche da noi. Cerchiamo di rispondere a tutto, senza mezze verità. Sarà una scelta discutibile, ma vorrei che si facesse un’idea della guerra sufficientemente paurosa da non prendere sottogamba quello che sente al telegiornale (e neanche da accettare senza remore l’invito in una baby gang per gioco, fatto purtroppo di cronaca da noi).

Certe idee vengono meglio quando camminiamo e quando siamo in montagna camminimo molto. Lui ci chiede sempre di raccontagli delle storie, soprattutto personali, della nostre famiglia, di noi genitori quando eravamo piccoli, così quest’estate, sentendolo chiedere nuovamente della guerra, ho coinvolto il papà. Mio marito è un appassionato delle guerre mondiali, non per fanatismo o per devianza mentale, solo perchè è stata davvero parte della nostra famiglia. Insegnargli la storia era la cosa più semplice e mi chiedo come mai invece il primo pensiero è stato sistematico: un bel quadro dalla preistoria ai giorni nostri, un bel minestrone, forse utile per dare un’idea del susseguirsi dei periodi, ma inutile per appassionarlo.

Nei viaggi in auto, nelle camminate in montagna, ma a volte anche a tavola la sera, adesso quando ci chiede una storia ne raccontiamo una della guerra: dov’era il rifugio nella casa della nonna, cosa ha distrutto quell’edificio che vediamo spesso (una rovina ormai, tenuta come memoria), dov’era il nonno, dov’era il bisnonno. Ogni tanto peschiamo anche dai romanzi letti.

Questo secondo me è il metodo con cui dovrebbe essere insegnata la storia e non lo dico solo perchè lo sto usando. Non è certo apllicabile in classe perchè i tempi non lo concedono, ma a casa si dovrebbe insegnare che la storia è fatta di tante storie, che una guerra è un padre che parte e non si sa torna, è una scuola chiusa, è mangiare uova allungate con l’acqua. calarsi nei panni di qualcun’altro, cercare di immaginare sulla propria pelle, mi sembra il passaggio più immediato dai loro giochi di ruolo, quando fanno finta di essere cavalieri, alla storia vera.

Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni in merito. Come vi hanno insegnato la storia? Cosa piace a voi, quale periodo e perchè?

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2 pensieri su “La storia con passione

  1. Laura Najma

    Ciao!
    La storia ha iniziato a piacermi in quarta liceo…effettivamente un po’ tardi, lo so…Ma sono state due le frasi che mi hanno fatto rivedere le mie idee: “Tutti gli uomini hanno contribuito a far sì che si scrivessero i libri di storia…” e “Le date sono gli occhi della storia”….Che scritte così possono sembrare anche scontate e banali, ma che in me hanno fatto scattare “un qualcosa” che mi ha fatto rivalutare “la storia”…Che ho riletto, rivisto, ristudiato per passione…
    Ed è quello che cerco di spiegare ai miei figli…Nella speranza di riuscirci…

  2. giulia

    Mi piacciono le storie piccole, quelle di casa, quotidiane. Lo zucchero che si vendeva in “palle”, la carta blu che si metteva alle finestre durante il coprifuoco. E mi piace il modo in cui le racconta mia nonna, che ancora oggi sale le scale di casa al buio perché da bambina era obbligata a farlo. Era la guerra ma lei racconta quelle immagini di vita con la leggerezza di una bambina che la guerra l’ha sentita vicina ma non così tanto da ricordarla con terrore. Alla loro famiglia non è mai successo nulla di grave e forse per questo mi ha sempre raccontato di corse nel rifugio e cene a lume di candela quasi come se fossero giochi. O forse non voleva spaventarmi. Ho impiegato molti anni a percepire tutta l’ansia e il dolore di quei racconti. Questa è la storia per me, un racconto, una voce. C’è sempre meno tempo per ascoltare voci della storia e la scuola, con gli attuali programmi per la scuola primaria che arrivano sino al medioevo, ha in qualche modo eliminato il passare ai bambini l’idea che la storia è un racconto di vite vere, di persone. Non solo parole stampate ma anche, soprattutto, voci.

    Ciao
    Giulia

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