Esiste un modo giusto per insegnare l’arte?

insegnare arte ai bambiniQual è il metodo di insegnamento  che fa cre bambini in grado di capire anche l’arte contemporanea? Cos’è che rende inadeguati davanti a un’opera di Pollock? La Cappella Sistina la capiamo meglio oppure ormai è diventata così famosa e importante che non si può nemmeno giudicare? Queste sono le domande che mi sono posta leggendo “Disimparare l’arte” di Serena Giordano e con lo spirito di Schoolmommy sono andata alla ricerca di quelli che sono i suggerimenti per i bambini.

Per avere le risposte ai miei quesiti ho dovuto seguire il percorso che Serena Giordano ricostruisce su come viene proposta l’arte ai bambini. Questa premessa è doverosa perchè la risposta è tutta lì.

I primi approcci dei bambini con l’arte passano sicuramente dal disegno spontaneo, che piano piano viene indirizzato dagli educatori a imitare il più possibile la realtà. Niente di più vero e frequente, anche noi usiamo spesso questa tecnica per imparare ad osservare e poi descrivere. A scuola le maestre strutturano la lezione di educazione all’immagine finalizzando l’esercizio a rinforzare i prerequisiti di lateralità (la mela è a destra della castagna) necessari in geografia, piuttosto che di volumi e dimensioni (la mela è più grande della castagna) preparando le basi di geometria. Questi esempi vengono proprio dalla nostra esperienza scolastica di seconda elementare. Ai fini artistici che messaggio passa un esercizio come questo? Il disegno per essere “bello” deve corrispondere alla realtà! Di conseguenza, non è bello ciò che non è fotografico o non direttamente comprensibile. Ecco generazioni di futuri visitatori di mostre che si sentiranno inadeguati di fronte ad un’opera astratta, ad esempio,  chiedendosi: “Come fa ad essere arte?”, o ancora peggio: “Perchè io non la capisco?”

Qualche educatore potrebbe anche sfoderare nozioni di interpretazione del disegno infantile e a quel punto ogni forma di creatività verrà bollata, etichettata e clinicamente analizzata. alcune interpretazioni di quadri famosi fanno sorridere, un esempio preso dal libro è L’Urlo di Munch che risulterebbe una espressione di calma e serenità con tutte quelle linee sinuose.

Negli approcci successivi, durante al carriera scolastica, si passa allo studio della storia dell’arte imparando che esistono opere d’arte di valore indiscutibile (che le si capisca oppure no). “Caro studente, la Pietà di Michelangelo è bella perchè sono secoli che lo diciamo, fine.”

Pensiamo allora di dimenticare l’insegnamento classico e andare nei musei con attività per i bambini. “Adesso che abbiamo visto il Cenacolo, lo tagliamo a pezzetti ne facciamo un casco di banane da portare a casa”, sembra che non funzioni. Nemmeno: “Questo è il cielo stellato di Van Gogh, bello? adesso prendi questa fotocopia e coloralo tu..ops non è uguale! Van Gogh è più bravo!”

Arrivata a questo punto del percorso non vedevo strade alternative, a parte l’euforia di leggere che anche a qualcun altro non piacciono le fotocopie dei quadri famosi.

Finalmente la risposta nell’ultima parte del libro e arriva con un esempio molto chiaro. Una classe (seconda elementare, come mio figlio grande) viene portata a veder una mostra di quadri astratti, lasciando i bambini di fronte alle opere in attesa che nascessero in loro delle domande. Le insegnanti erano pronte a rispondere a ogni quesito. Dopo la mostra chiedono ai bambini di disegnare un albero e loro lo fanno. Si chiede di aggiungere le mele e loro lo fanno, un po’ annoiati forse da un esercizio così semplice. “Adesso disegnate il profumo delle mele!” Ecco aperta la porta dell’arte astratta!

“Disimparare l’arte” contiene molti spunti e voglio trovare un esempio di realizzazione per tutti.

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14 pensieri su “Esiste un modo giusto per insegnare l’arte?

  1. MadreCreativa

    Mi viene il prurito al leggere queste cose! Il Profumo delle mele? Scriverò un post. Grazie Daniela per i grandi spunti di riflessione che ci offri!

  2. Caffenero Autore articolo

    Purtroppo chi parla d’arte deve a volte tenere un tono battagliero, non se per reclamare attenzione o perchè qualche critico famoso a spianato la strada con questo atteggiamento, da qui i primi dubbi nella lettura però di spunti ce ne sono molti. Se hai qualche titolo da consigliarmi, scrivi! ciao

  3. argelide

    Interessantissimo questo spunto che ci dai…direi illuminante, quante volte mi sono chiesta quale fosse l’approccio giusto per avvicinare le mie bimbe all’arte e quante volte la strada intrapresa mi lasciava perplessa e dubbiosa che forse più che bene stavo facendo male… non sapevo neanch’io perché queste tecniche da te elencate non mi convincessero ma adesso è tutto chiaro. Grazie mille! appena possibile comprerò il libro, nel frattempo ti seguirò.

  4. Anna DIsorganizzata

    Daniela…cerchero’ il libro che hai citato. Io parlo d’arte in qualita’ di appassionata e non certo di esperta, ma condivido con i miei bambimi una passione che mi porto dentro fin da piccola.
    ed ogni pretesto è sfruttato per avvicinarli all’arte, al bello, a quello che è solo estetica, a cio che è perfezione , a cio’ che e’ emozione. Saranno poi loro, tra un po’ a scegliere cosa amano veramente.

  5. terrascura

    l’arte è innanzitutto una forma di pensiero, che sia figurativa, astratta o concettuale, dunque per insegnare l’arte ai bambini e agli adulti è necessario svelare il pensiero che un determinato linguaggio rappresenta o esprime, ciò significa che prima di ogni cosa bisogna conoscere ciò che si vuole insegnare, non ci si improvvisa insegnanti di arte, così come non si può fare in nessuna attività seria e responsabile. Forse l’equivoco nasce proprio in questo atteggiamento semplicistico: l’arte non è ciò che l’occhio vede e la mano riproduce. Buon lavoro!

  6. PAOLA

    Ciao prima di tutto complimenti per la tua ricerca continua nel far crescere nel modo più rispettoso i tuoi bambini come essere intelligenti, capaci e autonomi…..e grazie per condividere con altre mamme la tua preziosa esperienza. Anch’io ho due bambine di 6 e 3 anni e spesso mi ritrovo con loro e con i loro amici a giocare con la nostra più profonda creatività e propongo a te e a tutti i tuoi lettori di leggere i libri di ARNO STERN che grazie al sua straordinaria esperienza e il suo quotidiano lavoro ci spiega il grande valore del “gioco del dipingere” nel “Closlie” da lui ideato (sono una mamma che si cimenta nel proporre la “creatività” nelle scuole in una chiave tutta nuova, anche se è ancora tanto difficile per una mentalità scolastica ancora legata all’idea di “riempire” un sacco vuoto e non a far “tirare fuori” l’espressione pura dei nostri figli, e il tempo concesso e i fondi dedicati all’espressionismo e creatività sono pochissimi per non dire nulli) ……ciao Paola

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