Se i nostri figli saranno uomini e donne realizzati dipende da noi?

Sabato sera ho visto un film sulla Rai che mi ha fatto riflettere una volta in più sul legame tra l’educazione data ai figli e la loro felicità da adulti. Il film è “Due Partite”.

Il film è uno specchio di due generazioni: un gruppo di amiche che si ritrova per giocare a carte e le rispettive figlie, diventate amiche anche loro, che si ritrovano molti anni dopo e parlano della felicità loro e delle loro madri. Attrici bravissime, in grado di tenervi inchiodati allo schermo pur senza paesaggi mozzafiato, colpi scena, azione. Un vero lavoro di teatro.

Il nesso principale è il suicidio di una delle madri, di cui le ragazze cercano la motivazione per darsene pace. Torna di nuovo il tema che tanto amo, quello delle passioni. Se hai qualcosa che ti piace veramente, attraversi la vita di petto e superi tutto.

Più volte nel film si dice che la donna aveva legato troppo la sua felicità a quella degli altri, si era incastrata nel ruolo di moglie e madre come un preconcetto.

“Per essere felice devi avere una famiglia, dei figli, un buon lavoro”. Lo stiamo insegnando ancora ai nostri figli? in via indiretta? Quanto è già anacronistica questa frase? Come posso insegnare a loro che è giusta anche una vita diversa dalla mia? Sì, insomma, posso parlare quanto voglio, ma se mi guardano: mi sono sposata, ho avuto loro due, ho un lavoro fisso; non è semplice aprirgli la mente partendo da un esempio non coerente. Ennesimo post it nella mia mente: raccogliere esempi di felicità fuori dal nostro esempio famigliare.

14 pensieri su “Se i nostri figli saranno uomini e donne realizzati dipende da noi?

  1. liberadidire79

    l’ho visto anche io quel film….è vero…davvero pieno di spunti di riflessione.

  2. Cosmic

    non si capisce da quello che scrivi innanzitutto se sei felice tu delle tue scelte. cioè, almeno tu sei felice di esserti sposata, aver avuto dei figli e un buon lavoro? io penso che sia questo il primo passo, il presupposto: cercare di essere felici (cioè in equilibrio fra le nostre aspirazioni che possono essere tante e diverse), poi dare il buon esempio, infine aiutare i nostri figli a maturare quello spirito critico che gli permetta di capire che le sfumature della vita sono tante, e le possibilità valide ancora di più, in modo che anche loro possano trovare quell’equilibrio che non sarà necessariamente dato da scelte analoghe alle nostre ma dovrebbe portare ad una analoga serenità e soddisfazione. nel mondo ideale, ovviamente… nella realtà ci si sforza di provarci il più possibile!

  3. Caffenero Autore articolo

    Io sono felice, sì, ma mi rendo conto che il modello non è replicabile. Come non lo è quello del loro padre. Però loro hanno noi davanti come esempi e il fatto che ci vedano felici così implica che nelle loro menti passi comunque un messaggio che questo modello è positivo ma non vorrei che lo ricercassero in assoluto. Concordo in pieno su quello che scrivi circa l’attenzione alle mille sfumature della vita. Per una coincidenza della vita conosciamo tutte famiglie come la nostra e, vuoi anche per il fatto che i bambini sono piccoli, non ci eravamo ancora soffermati a spiegargli che la nostra realtà (famiglia-lavoro) non è l’unica.

  4. Cosmic

    credo che piuttosto che sulle scelte particolari bisognerebbe soffermarsi sul fargli capire che è seguendo le proprie aspirazioni (ovviamente aspirazioni realistiche) che si può essere felici. cioè l’esempio dei genitori non dovrebbe essere interpretato come: “noi ci siamo sposati, abbiamo dei figli e lavoriamo e per questo siamo felici”, ma: “noi volevamo sposarci, volevamo avere dei figli e lavorare, e siccome siamo riusciti (noi, con il nostro impegno) a realizzare i nostri desideri, siamo felici”. insomma non soffermarsi sui dettagli ma su principi generali. comunque l’argomento che hai proposto è interessante e uno spunto di riflessione che fino ad ora non mi era mai venuto in mente… è importante invece rifletterci su. grazie😉 !!!

  5. Caffenero Autore articolo

    Sicuramente non mi sogno di dire loro che saranno felici solo se metteranno su famiglia con figli, o se troveranno il lavoro fisso, come magari si usava tanti anni (come nel film). Spero, come scrivi tu, che ci ascoltino quando gli diciamo che hanno bisogno di passioni nella vita e che devono trovare le loro, anche se saranno lontane dalle nostre per tanti motivi.

  6. Lorma

    Allora l’esempio che diamo noi (io e mio marito) è completamente negativo. Causa crisi e non solo siamo in una situazione lavorativa molto molto precaria. Mia figlia piccola, 9 anni, ieri mi ha stupito chiedendomi i costi delle attività extra scolastiche per il prox anno scolastico. Si è fatta uno schema e i calcoli per mese e poi il totale. Alla fine mi ha chiesto se ci potevamo permettere tutto e mi ha dato la sua disponibilità ad eliminare qualcosa. La figlia grande, settimana per settimana, controlla su internet le offerte dei supermercati dove andare a fare la spesa…..
    Viviamo in equilibrio precario.
    Questo post per me è irritante.

  7. Caffenero Autore articolo

    Mi dispiace che tu lo possa trovare irritante, anche se non capisco dove hai trovato una frase che possa offendere chi ha un equilibrio precario. Dico invece che voglio preparare i miei figli a tutte le eventualità della vita, compresa quella che domani noi possiamo essere una famiglia diversa. Leggi bene, per favore, non ho detto che il mio modello è positivo: semmai dico proprio il contrario, che vedendo noi fanno fatica a immaginare una realtà diversa (hanno comunque 10 anni in 2!) ma rientra ugualmente nei nostri obiettivi.
    Se state affrontando un periodo difficile insieme, il vostro esempio è sicuramente positivo, e ci mancherebbe! Il post però si riferiva al film in cui si parla di clichè, di quando i genitori dicono ai figli ad esempio: “Devi laurearti e trovare un posto che ti paga tanto” come se fosse l’unica ragione per essere felice. Già adesso sappiamo che non è così, figurarsi quando loro saranno grandi.
    Domani potrei essere io al tuo posto, hai tutta la mia stima per aver spiegato alle tue figlie la situazione. Ciao (e in bocca al lupo)

  8. twins(bi)mamma

    il film me lo sono perso e mi spiace perchè sarebbe stato un bel film da vedere
    Io penso principalmente che indirizzare a fare un lavoro che piace sia l’obiettivo + bello, capire cosa piace ed indirizzarli la cosa + difficile….io penso che un lavoro per quando difficile, faticoso etc se piace lo fai con passione, dedizione e con un sorriso, questo spero per i miei figli.

  9. Caffenero Autore articolo

    si e’ proprio quello che vorrei anche io e piu’ di tutto vorrei prepararli ai cambiamenti, ad essere elastici e rivedere anche le loro mire se necessario

  10. Catia

    Quando mi chiedono cosa chiedo per il futuro professionale di mia figlia, rispondo sempre:
    ” non m’importa che tipo di professione svolgerà, desidero solo che la svolga onestamente e con passione”.
    Passione e onestà (quest’ultimo è un requisito mica tanto scontato) sono secondo me due elementi fondamentali.
    Questo non solo nella realtà lavorativa, anche in quella familiare e anche nelle amicizie.
    Si, anche essere aperti ai cambiamenti credo che sia molto importante. Implica il trovare energie e risorse.
    Noi rappresentiamo un esempio per i nostri figli, è vero ma accanto a questo esempio dobbiamo trasmettere il messaggio che sono persone distinte da noi e che seguiranno la LORO strada.
    Strada che andrà rispettata anche se non ci rispecchierà.
    Questo post mi tocca nel profondo, nel senso che a me è mancata una figura genitoriale che mi supportasse nelle mie scelte (mia madre nella fattispecie), e che rispettasse la mia identità.
    Grazie per avermi fatto riflettere su questo.

  11. Caffenero Autore articolo

    Io ho avuto un esempio di questo discorso quando abbiamo comprato i mobili di casa, prima di sposarci. Avevo scelto una cucina gialla. Mia suocera piangeva disperata perchè la cucina deve essere di legno scuro come la sua. Mio padre ha commentato: “Lo sai che ho altri gusti, ma se a te piace io sono contento!” Ho una cucina gialla. Vorrei essere come mio padre che nel rispettare l’idea degli altri chiede che venga rispettata anche la sua. Non ha detto: “E’ bellissima, la vorrei anche io!” ha detto: “Lo sai che ho altri gusti” quell’episodio ce l’ho sempre in mente. Mia madre è mancata presto, ma per lei eravamo “assolutamente perfetti”, riusciva a riprendermi senza che me ne rendessi conto. Io questo non lo so fare, purtroppo.
    Catia, hai detto bene è importante anche l’onestà. E’ importantissima. E’ stato l’argomento di ieri sera a cena: il mio grande, felice di essere stato invitato a giocare a calcio con un gruppo di adolescentI, non si è reso conto che il suo amichetto di cortile era stato lasciato da solo. Nella quotidianità di un bambino anche questa è onestà (mancata nel suo caso).

  12. Catia

    Una volta, al termine di una delle nostre discussioni, con le lacrime agli occhi, ho chiesto a mia madre se le avessi dato almeno una soddisfazione. Lei mi ha guardato e non mi ha risposto. Quello sguardo mi ha detto tutto.
    E’ stato terribile!
    Non voglio fare la stessa cosa con mia figlia anche se dovessi pensarlo. A parte che ogni giorno mia figlia mi da delle soddisfazioni, con i suoi gesti generosi e le sue parole gentili.

  13. Caffenero Autore articolo

    Per quello che ho potuto conoscere di te fino ad oggi (due anni?), non credo proprio che tu possa avere uno sguardo del genere con tua figlia.

  14. Simoniko

    a Lorma vorrei dire che anche io all’età di sue figlie avevo questo tipo di attenzioni, la sensibilità e l’amore per i propri genitori sono tesori preziosi, evidentemente si sentono molto amate e sicure,e sanno che si può anche rinunciare a qualcosa nella vita.

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