Come insegnare inglese alla materna

Il mio piccolo di 3 anni mi racconta delle sue lezioni di inglese alla scuola materna. E’ fantastico come tutto riesce a funzionare a meraviglia finché sono piccoli e c’è un’insegnante con tante idee! E’ un metodo diverso però ci piace e sembra proprio funzionare.

Il mio piccolo ha 3 anni e mezzo. Nel suo asilo il gruppo dei mezzani frequenta un corso interno di inglese. L’insegnante è italiana. A me piace molto: è briosa, piena di idee, non ho dubbi che riesca a tenere una classe di piccolini senza stancarli. Finalmente ieri sera mio figlio ha deciso di raccontarci a cena come funzionano le sue lezioni.

“La maestre va sempre in Vinchilterra, dove c’è un castello con la regina. Sai che ci sono anche le guardie? Sono vestite di rosso! E’ in Vinchilterra che si parla inglese.”

Pensando solo all’inglese, ho inventato piccoli giochi ma non ho mai creato l’idea dell’inglese, con i suoi ambienti e la sua cultura. Pensavo fosse presto e invece lui è molto interessato a questo paese diverso dal nostro.

“La maestra ha un pupazzo. E’ una scimmia e si chiama Monkey (che lui pronuncia “manchi”). La scimmia mangia le bananas, prende il plane (si ferma e pensa) te lo dico giusto domani ma è un aereo e va in Vinchilterra a trovare la regina.” Evidentemente l’insegnante sta iniziano ad abituarli all’inglese mischiandolo con l’italiano. So che vuole arrivare a breve a tenere lezioni solo in inglese.

Questo metodo sembra puntato a mischiare le due lingue per arrivare a separarle. E’ totalmente un altro approccio dalla lezione solo in lingua anche con i piccoli. Però vedo che quelle poche parole mio figlio le ricorda e sembra molto contento. Si sente capace,

“Quando la maestra fa l’appello e dice il tuo nome, devi rispondere it’s me” spiega al fratello più grande, che all’alba della terza elementare gli chiede cosa voglia dire it’s me. Nella classe del grande non si insegna così l’inglese. Decisamente no.

Devo cercare informazioni sui metodi di insegnamento dell’inglese: mi incuriosice questo argomento.

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7 pensieri su “Come insegnare inglese alla materna

  1. ilmondodici

    io potei raccontarti la mia esperienza, sia di figlia (di insegnante di inglese e interprete), che di mamma (però noi siamo expat part time), ma anche di osservatrice degli altri bimbi che frequentano il play-group dove va mia figlia, ma non riesco in un commento.
    Però in sintesi ti dico che ogni approccio che coinvolge e incuriosisce è vincente.
    Conosci il cartone animato “Handy manny”, l’approccio è lo stesso. In USA è servito a far imparare qualche parol di spagnolo, in Italia di inglese e quelle paroline non si scordano.

    I principali progressi di mia figlia sono avvenuti al parco giochi, in frequentazioni anche solo occasionali con i coetanei impara di più in settimane e settimane di letture con me e corsi con un insegnante bravissima che parla solo inglese, a meno che, come quest’anno – e dico purtroppo – il livello della classe costringa a fare diversamente almeno all’inizio.

  2. Caffenero Autore articolo

    Se penso al fatto che l’inglese è un mezzo per comunicare, sicuramente la conversazione con altri bambini è molto più utile di un libro (anche se nulla si butta via!!). Non conosco questo cartone, adesso lo cerco. Grazie

  3. ilmondodici

    Chiedo scusa per il precedente commento, inserito senza aver riletto e con carenza di punteggiatura (da mobile è complicato inserirla). Handy Manny in Italia è Manny Tuttofare, su youtube trovi vari episodi in molte lingue; ci sono anche dei libricini dedicati a lui, anche parlanti (con pulsanti da suonare e la possibilità di sentire nomi in inglese e italiano), il target è bimbi della materna. Il cartone è molto semlplice (non un Myazaki per capirci), ma con messaggi sempre positivi anche se ripetitivi e divertenti (c’è sempre una canzoncina), mi ha colpito però come sia piaciuto in modo universale, a maschietti e femminucce, e che i bimbi abbiano imparato davvero alcune parole di inglese come un gioco e che queste parole poi permangano nel loro lessico (anche solo i saluti, non immaginare chissà cosa).

    Il parlare mezzo e mezzo è tipico di chi impara una lingua da molto piccolo, o di chi convive con due culture predominanti (Manny abita forse a San Diego, o magari a Miami?), anche mia figlia lo fa a volte, quando era più piccola di più (per esempio a lungo è stata capace di contare solo in inglese), lei alcune cose le ha imparate in Italia altre all’estero e la lingua che “comanda” è sempre quella del luogo in cui abiti nel momento in cui impari una certa cosa (cioè quello della conversazione tra coetanei, specie nella fase in cui è da loro che imparano, nel reciproco osservarsi), per chi non ha queste “esposizioni”, basta però anche un momento che sia “rinforzato” da una emozione positiva, e il gioco in questo aiuta molto. Nel mio caso da piccola non ho mai viaggiato ma sono sempre stata molto interessata all’inglese – sia negli studi che per mio conto – perchè ho legato il piacere di un momento con mia mamma “tutto nostro”, le letture in inglese, quando ero piccola, alla lingua dell’esperienza che facevamo.
    La lingua è sì comunicazione, quindi anche un processo dialogico, è talmente banale che a volte ce lo si dimentica, se lo capissero TUTTI gli insegnanti sarebbe meraviglioso… perfortuna molti lo sanno e ne tengono conto.

  4. ilmondodici

    Ah, dimenticavo: è molto bello questo spunto che condividi, proverò anche io a costruire un contesto ben raccontato, come questa insegnante, in effetti se penso ad una delle sue canzoncine preferite, London Bridge is falling down, mi viene in mente che lei poi quel ponte ha voluto sapere dove è nel reale… a volte pensiamo che siano piccoli, invece no!

  5. Caffenero Autore articolo

    “Manny Tuttofare” lo adorano anche i miei.
    Il metodo mezzo e mezzo devo dire che creare un clima di fiducia verso la lingua. In lui si è sicuramente accesa la scintilla della curiosità e non hai idea adesso di quanto sia più disponibile a imparare una parola nuova. Forse per il suo carattere o per la necessità di isolare ancora i suoni (ha 3 anni).

  6. Caffenero Autore articolo

    Anche io ho fatto il tuo ragionamento. Adesso cerco un modo simpatico, magari delle fotografie di Londra, da portare al piccolo che spiegherà al fratello dove si parla in inglese.

  7. Federica

    nella scuola materna dov’è mia figlia la dirigente si ostina a non voler introdurre l’inglese perchè troppo presto e non è possibile inserire una lingua straniera quando ancora devono imparare la lingua madre… Io sono insegnante di lingua straniera e c’è stato un momento che le sarei salatata al collo…

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