A che pensi?

“A che pensi?” C’è chi vorrebbe sentirsi porre questa domanda, chi la teme, chi spera di poterla usare per entrare nel mondo segreto degli altri. Perchè parlare di pensieri ai bambini? A che pensi? di Laurent Moreau, edito da Orecchio Acerbo.

Il consiglio di lettura di questo venerdì è un libro sui pensieri. A cosa pensano le persone? Quante volte ce lo siamo chiesti: in treno, in chiesa, in una sala d’attesa? Forse i bambini lo fanno meno spesso, ma è un esercizio di empatia che andrebbe insegnato.

  

Un libro pieno di stimoli artistici: immagini capaci di sostituirsi alle parole, per comunicare sogni…

 

…ricordi…

…emozioni. Sono questi i nostri pensieri? Almeno noi li ascoltiamo quando nessuno ce li chiede?

Con il gioco dei flap, l’autore ci invita a guardare le altre persone da dentro, a  cercare un contatto con loro anche senza le parole. Molto si potrebbe insegnare ai bambini partendo da questo libro: la ricerca della parole non dette, che passa da un linguaggio del corpo, di timori che chiudono le labbra, le difficoltà di lingue e culture diverse.

La voglia di entrare nella fantasia altrui ricorda i social network, o i diari personali. Sembra semplice a volte comunicare il proprio pensiero, mentre più difficile è scegliere chi coinvolgere nel cerchio della confidenza.

L’ho presentato a mio figlio con una dedica: “Ascolta i tuoi pensieri e ascolta quelli degli altri, ascoltali anche quando non parlano, ma soprattutto, se vuoi, raccontami i tuoi.”

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11 pensieri su “A che pensi?

  1. Anonimo

    Che bello!!!! È che dolce la tua dedica!!! Grazie per il suggerimento. Anche io sono convinta che la condivisione di pensieri sia un elemento indispensabile in qualsiasi rapporto, soprattutto con i figli per aiutarli a crescere!!!

  2. mammozza

    A volte arrivo tardi, ma poi arrivo: mi ero persa la tua recensione a novembre e la scopro a gennaio, quando vorrei recensire anch’io questo albo.
    Leggo la tua opinione e scopro ciò che navigava nella mia mente ma che faticavo a concretizzare.
    Quando sono in treno contornata da volti, mi immagino i loro pensieri e le loro storie, se ci fosse una letta da tirare per carpirli lo farei.
    Quando la mia canaglietta mi chiede se sono felice e cerco di spiegargli ciò che provo senza banalizzare, vorrei potesse vedere i colori e le immagini che sento.
    Magari ci lavorerò su quando le emozioni sono troppo forti da raccontare ma colori e disegni forse ci aiuterebbero.

  3. Daniela Autore articolo

    Anch’io lo faccio spesso di chidermi a cosa pensano le persone, mi sembrava difficile da spiegare a un bambino e invece il libro ci riesce con grande facilità.
    Ciao

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