La città bandisce i bambini?

traficLa città ha degli spazi destinati ai bambini che chiude con recinti. E’ per sicurezza o per allontanamento? La seconda ipotesi sembra scandalosa, ma provate a porvi la stessa domanda in un pomeriggio d’inverno dopo la scuola.

E’ un pomeriggio di gennaio con un timido sole. Dopo aver preso i bambini a scuola e all’asilo decido di portali al parco giochi. Sono passate le 16.30. Oltre ai miei due ci sono altri 4 bambini di età dai 2 ai 4 anni. E’ un parco molto grande, lo spazio giochi è recintato per evitare che i bambini piccoli si allontanino troppo o che entrino i cani. Nel giro di dieci minuti gli altri bambini se ne vanno e restiamo solo noi. Siamo noi, un gruppo di adolescenti che sta facendo discutibili esperimenti chimico scientifici e un gruppo di uomini che passa a piedi apparentemente senza scopo.

In breve il parco diventa il posto meno sicuro, situazione abbastanza normale e prevedibile in una grossa città, ma a quel punto io dove li porto? Nel mio bel pomeriggio invernale non avevo idea di dove andare con i bambini per stare all’aria aperta. Possiamo andare a spasso per negozi, certo, ma non è nei sogni di un bambino. Possiamo andare semplicemente a fare un giro in città, ma dovrò tenerli per mano come un cane al guinzaglio perchè qui se attraversi sulle strisce ti stirano.

Io che vorrei portarli da qualche parte a “sperimentare” non ho idee. Il supermercato? Va bene, impariamo i nomi dei frutti, giochiamo con i numeri però non ci trovi altri bambini per giocare insieme.

Uno mi potrebbe rispondere che se scelgo di vivere in città non posso certo avere il mare e le montagne. E’ vero! però sono bambini anche questi, non appartengono a una categoria inferiore e il cambiamento viene dalle amministrazioni non da una nuova glaciazione. Gli incroci sono un incastro di tempi che risulta pericoloso anche per gli adulti, le rotonde ostacolano ancora di più l’attraversamento. Solo in centro ci sono le zone pedonali, le panchine stanno scomparendo. Nelle piazze non ci sono spazi per la conversazione, chiamano piazze gli incroci stradali oppure ci mettono i posteggi per i motorini rendendo impossibile anche fermarsi a parlare sul marciapiede. Le scuole sono invase da auto sempre più grandi che devono fermarsi davanti al cancello e poi scattare come all’inizio del Gran Premio, senza guardare chi hanno davanti.

Cosa potrebbe venirmi in mente per migliorare?

  • Un pulsante sui semafori per bambini che sia più basso, tenga il verde più a lungo ma soprattutto faccia scattare il verde per chi attraversa con ritardo rispetto al rosso degli altri (il furbo al volante passa sempre all’ultimo secondo del giallo).
  • Una pista pedonale per bambini all’uscita da scuola, così come ci sono quelle ciclabili ai margini della strada, almeno per aiutarli a superare i bidoni della spazzatura della scuola che sono sempre in strada e le auto posteggiate nelle vicinanze (per non dire fuori dalle righe).
  • Divieto di sosta davanti al cancello della scuola.
  • Maggiori panchine
  • Pulizie e manutenzione dei giochi nei parchi.

Non mi dilungo oltre perchè sempra una campagna elettorale e ne sentiamo già abbastanza.

Alla fine riduciamo le pretese, lo spazio verde non lo cerchiamo al parco, ma ci restringiamo nel giardino condominiale e quando non va bene ai vicini, riduciamo ancora ai balconi di casa e per quando è buio ci siamo comprati una piantina e l’abbiamo chiamata “Verderosa”.

Non voglio chiedermi a che età lascerò andare mio figlio a scuola da solo e da vecchia spero di non avere il bastone o mi tirano sotto a metà incrocio.

Le vostre città sono attente ai bambini? Le vostre amministrazioni sanno che esistono anche questi piccoli cittadini? Avete idee propositive o avete notato esigenze per migliorare gli spazi pubblici?

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15 pensieri su “La città bandisce i bambini?

  1. mostracci

    Questi sono alcuni dei motivi per cui io non riuscirei a vivere in città. Sono nata a Firenze, città che amo, ma fortunatamente ci siamo trasferiti in un piccolo paese di provincia a circa 40km quando avevo due anni. In città poi sono andata a scuola, perchè mio padre lavorava all’università di architettura e comunque lì avevo amici e parenti, ma la vita di una bambina in un paese di campagna è tutt’altra cosa. Anche adesso, i miei due figli vivono in modo tranquillo e spensierato il territorio che li circonda, abbondano gli spazi verdi e punti di incontro. Credo sia un valore aggiunto alla qualità della vita.

  2. Sybille

    Anche a me manca l’esperienza cittá, peró ad esempio da noi esiste un’associazione a livello provinciale che si occupa della vivibilitá dal punto di vista dei bambini e fanno delle cose molto belle, anche in collaborazione con le amministrazioni: http://www.vke.it/ContentView.aspx?Lang=it-IT&Nid=10051
    Magari sarebbe un’idea di fondarne una anche nella vostra città?

  3. TWINSBIMAMMA

    la città ha i suoi alti e bassi…ma io sinceramente preferisco la città…le occasioni che si presentano ai bambini di questi tempi sono tantissime….si ha veramente molta scelta, per fortuna le grandi città cominciano a svegliarsi anzi + che altro le mamme che hanno inventiva di creare associazioni che propongono tante cose …. a cominciare da qui http://www.romaperbambini.it/ dove qualche idea la prendi sempre..poi io ho mi sono registrata a tanti siti che propongono interessanti alternative.. naturalmente anche la campagna offre contatti con la natura importantissimi infatti ogni tanto mi ritaglio qualche week-end del genere o approfitto della casa di campagna di mio suocero con la bella stagione…Poi a volte ci piace stare a casa…ma insomma le alternative non mancano…..Per esempio domenica siamo andati a teatro a vedere il Mago di OZ approfittando delle mattinate a prezzi interessanti che propone il teatro Sistina…ma come ormai fanno anche tanti teatri….io vivo in una zona ad un passo dalla metropolitana ma nuova e quindi concepita con spazi molto ampi per i bambini (ampi marciapiedi, parco giochi prettamente per bambini recintato dove hai anche occasioni di conoscere la gente del quartiere che è sempre bello) insomma devo dire che mi trovo in una piccola oasi lontano dal caos cittadino ma perfettamente collegata …quindi non mi lamento…… baci

  4. Daniela Autore articolo

    Ok, ci sto! facciamo cambio! io a Roma e tu a Milano. A parte gli scherzi, credo che molto dipenda anche dai quartieri. Concordo sulle possibilità maggiori in città, che forse si apprezzano più da grandi.

  5. Maria Grazia

    Io sono un’inguaribile cittadina, cresciuta in pieno centro storico mal sopporto anche solo la periferia. Purtroppo peròlacittà non è a misura di bambino, questi spazi recintati poi li trovo così tristi. Certo per un bambino di città è assente la possibiltà di gestire in autonomia lo spazio, spostandosi liberamente ed usando lestrade. Quando unmilione di anni da io ero piccola nelle sere d’estate i bambini giocavano in strada, oppure nei cortili, oggi la strada è off limits e i cortili pure. Noi ovviamo nella bella stagione andando il fine settimana nella cascina dei nonni dove il ragazzotto é libero, per il resto abbiamo barattato la libertà con le maggiori offerte della città.

  6. ilmiograndecaos

    Lavoro in una grande città (forse la stessa che descrivi tu) dove peraltro sono nata e ho vissuto prima di andare a vivere in Toscana e poi tornare per lavoro. Abito in provincia a circa 30 km. Abbiamo giardini aperti, divieti di sosta davanti alle scuole e un vigile disponibile all’uscita e all’entrata, oratori organizzati ma si fatica a sradicare la mentalità provinciale: macchinoni (ti stirano anche se passi sulle strisce), soldi, apparire, poca disponibilità. A fatica si notano dei cambiamenti.
    Resta lì dove sei e comincia a chiedere. Altre mamme ti seguiranno.

  7. Zuilla

    Il mio è un paese (18.000 abitanti) nella bassa pianura bergamasca. Per ovviare agli ingorghi mattutini dell’entrata a scuola hanno messo in pratica il PIEDIBUS. Alcuni genitori si offrono, a turno, di accompagnare i bambini a scuola in gruppi. I bambini attendono alle fermate. Vanno e tornano da scuola in ottima compagnia, e decisamente meno caos. Il paese non è certo a misura di bambino, ma i genitori si ingegnano e le scuole collaborano e aiutano.

  8. Daniela Autore articolo

    Il piedibus è attivo anche da noi, ma non sembr ala soluzione adeguata. Ad esempio, io dovrei lasciare mio figlio a un incrocio alle 8.05, se lo trovano lì bene, altrimenti procedono. Non l’ho iscritto. Non decolla nel nostro quartiere, chi organizza ha distribuito un questionario nella scuola ma non si è arrivati a un dunque.

  9. Miriam

    Come sono d’accordo! Spesso mi trovo sola ai giardinetti… ma come la mettiamo con le attività pomeridiane? Con alcuni bambini bisogna prendere appuntamento per giocare ai giardinetti.
    A partire dai 6 anni – ma anche prima, qui a Milano- tantissimi/e li disertano a favore di palestre, piscine, oratori, corsi di inglese, di chitarra e via dicendo.
    Se penso ai pomeriggi anni ’70 in cortile -senza verde però-… la libertà vigilata dall’alto di un balcone, la sensazione di osare e di sperimentare qualche piccolo rischio…
    E’ penoso (mia opinione, ovviamente) vedere e vedersi ai parchetti come tante “controllore”, alcune cianciano sedute alle panchine, altre rincorrono le figliolanze per aggiustare giubbotti o rifilare ramanzine, altre si immergono nel cellulare…

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