Alunni speciali

alunni speciali“Sai, mamma, oggi la maestra di M. gli ha spiegato i poligoni con un gioco: li ho guardati dal mio posto e ho capito come funziona!” mentre alcune mamme della classe si lamentano che il programma è rallentato dalla presenza di alcuni bambini in classe, mio figlio ha già capito che la presenza di quei bambini porta un valore aggiunto. Ogni ha il suo modo di apprendere, ha il suo modo di rielaborare, in una classe dove ognuno è ben inserito la caratteristica personale è un contributo a benficio di tutti. Questo è il tema di “Alunni speciali“, scritto da Aminta Patrizia Infantino, edizioni la meridiana.

L’argomento della difficoltà di apprendimento è molto delicato. Purtroppo non tutti i genitori si fermano a riflettere sul contributo che ogni bambino può dare al gruppo classe. E’ una riflessione che vorrei tanto suggerire a quei genitori che si lamentano dei rallentamenti del programma. Purtroppo capita anche nella nostra classe e mette veramente tristezza. I bambini invece sono più abili dei genitori nel capire subito che ci si può confrontare sui diversi metodi di insegnamento. L’insegnante di sostegno non segue solo M., segue altri due bambini e non uscendo dalla classe è facilmente osservata dagli altri capiscono, ragionano, dicono: “Per fortuna che ognitanto la maestra di M. ha un’idea divertente per spiegare la lezione”.

Il libro “Alunni speciali” è diviso in tre sezioni: dalle teorie sull’apprendimento, agli esempi per mettere in campo i diversi metodi, all’esperienza raccontata. Si parla di intelligenze multiple, di insegnare facendo leva sul rapporto emotivo, sul brainstorming.

E’ una lettura che consiglio in particolar modo agli insegnanti, come insegnante è anche l’autrice, ma soprattutto ai genitori tutti, non solo per accettare i figli degli altri ma per capire e aiutare meglio i nostri: riconoscere il metodo di apprendimento che risulta più favorevole a un bambino è come spianargli la strada per gli anni di scuola che lo aspettano.

7 pensieri su “Alunni speciali

  1. ilmiograndecaos

    Quest’anno è arrivata una nuova bambina in classe, non so se disgrafica o discalculica e mi è arrivata l’inopportuna notizia che qualcuno ha detto “rimaniamo indietro con il programma”, Fortunatamente non ho sentito in prima persona! Trovo ignobile anche solo pensarlo ma, al di là dei perbenismi, è il timore di moti genitori (non a caso spesso si fanno confronti tra classi di istituti diversi per vedere chi è “più avanti”) ed è la rovina della scuola.

  2. Daniela Autore articolo

    Invece lo scambio da intelligenze diverse credo sia l’opportunità più formativa che offra stare in una classe di coetanei.

  3. Angela

    Che meraviglia questo argomento!! penso che ogni genitore debba seriamente guardarsi dentro e chiedersi se preferisce che il figlio sappia già “scrivere in corsivo” ….o impari ad essere “aperto al mondo e disponibile”.
    Un abbraccio grande
    Angela

  4. Catia

    Grazie per questa segnalazione!
    Cu vuole molta intelligenza per riconoscere nei bambini con DSA una risorsa per l’intera classe enon un ostacolo. Non aggiungo altro!

  5. mammadifretta

    A me è capitato di ascoltare spesso discussioni fuori dalla scuola (una materna!) su quanto questo o quel bambino rallentino l’andamento della classe. E rimango anche allibita sull’ascoltare quanto è semplice per alcune mamme farediagnosi di adhd ai figli degli altri. Per esempio.

  6. Mammozza

    Pensa che nella classe della canaglietta abbiamo avuto il problema opposto. La “grande” maestra di italiano decide di non partecipare agli screening e ai laboratori per l’individuazione di casi di DSA, sostenendo che non c’è ne bisogno, in effetti LEI sta andando come un treno. Come genitori insistiamo a far sostenere almeno il test. Guarda caso saltano fuori due possibili casi…
    Magari aver avuto metodi didattici diversi rispetto alla copiatura in 4 caratteri di parole e frasi!

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