Lavoretti per bambini: educano al kitsch o alla creatività?

kitschDa quando ho sentito fare questa domanda mi ronza in testa come un vero fastidio e ho deciso di condividerla con voi. Vi spiego la tesi e mi dite la vostra opinione.

La tesi è questa: buona parte dei lavoretti che si propongono ai bambini produce oggetti che non compreremmo mai, anzi se li trovassimo su una bancarella li definiremmo “paccottaglia” o pessimi souvenir, quindi hanno un gusto kitsch.

I lavoretti vengono proposti ai bambini per sperimentare varie tecniche e devono essere necessariamente semplici per le loro manine e possibilmente economici per le nostre tasche. Penso che qualunque mamma si commuova davanti al lavoretto del proprio pargolo, fatto con amorevoli e maldestre manine, senza chiedersi se in lui si stia formando l’idea bello = coso-storto-con-appiccicato-quello-che-capita.

A chi sostiene che questi lavoretti facciano del male al senso estetico dei bambini, vorrei suggerire che crescendo uno poi si regola, ma di rimando mi mettono davanti la descrizione di giovani ignari di dove si debba fermare il cavallo dei loro pantaloni, di quali colori per ombretto siano dedicati al genere horror, che in gita scolastica preferiscono frsi fotografare con dietro il pullman invece delle rovine archeologiche, ecc. ecc.

Quindi? Cosa facciamo fare a questi bambini? Basta opere tendenti al kitsch, ma poverini non possono sempre restare lì a meditare sull’arte astratta. Vedete una via d’uscita?

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31 pensieri su “Lavoretti per bambini: educano al kitsch o alla creatività?

  1. Sybille

    Ciao, mi hai fatto sorridere con queste descrizioni! (bello = coso-storto-con-appiccicato-quello-che-capita) LOL 🙂 🙂 🙂
    Alla domanda: Cosa facciamo fare a questi bambini? mi viene spontaneo dare come risposta: “dare il buon esempio”: se siamo noi i primi a creare delle cose “belle”, magari anche utili (per la casa, opppure materiale didattico, decorazioni per le stagioni ecc.), se nella nostra vita quotidiana ci circondiamo di bellezza, se scegliamo con cura ecc. ecc., credo sia l’ “educazione” piú concreta. Dunque piú che “fargli fare qualcosa” proporrei di dare loro la possibilitá di provare tante tecniche diverse, cosí che loro stessi un po’ alla volta trovino quello che risveglia in loro la creativitá personale.
    Se mancano le idee, basta ad esempio dare un’occhiata in giro su pinterest per vedere tanti esempi di “lavoretti” da proporre: ti viene voglia di provare a fare questo, o forse quello?
    Oppure il bimbo é nella “fase sensibile dei pirati” e sta costruendo una nave di cartone: allora magari provare, invece della solita tecnica fai-da-te con nastro adesivo e carta, a cucire la bandiera “con vero ago e filo”? 😉
    Peró é anche vero che é questione di gusto: lo stile che puó piacere a me non deve essere per forza quello che piace anche ai figli, e in questo senso direi che é sempre importante esprimersi con “mi piace” o “non mi piace” (che nessuno puó dire il contrario, visto che é un’opinione personale) e non dare giudizi “é bello, é kitsch, é brutto”. Mi é capitato spesso dire “a me piace” e invece il bimbo che rispondeva “a me invece non piace”, ma senza polemiche: é come un pezzo di torta che puó piacere o non piacere: uno adora i dolci alla frutta, l’altro li detesta e preferisce i dolci al cioccolato. Su questo argomento, un bel po’ di flessibilitá ci vuole certamente. 🙂

  2. perfectioconversationis

    Secondo me sì: educano al kitsch. Anni fa ho sentito uno dei miei figli che diceva a un amichetto insoddisfatto del proprio lavoro “Vai da mia mamma, tanto lei dice sempre che è bello…”. E mi sono accorta che non sono così ingenui come sembrano: sanno benissimo cos’è un lavoro ben fatto e cosa no, pur adattando i proprio criteri alle varie età. Di regola, non faccio fare “lavoretti” ai miei figli. Cerco di fare in modo che siano veri “lavori”, ciò significa usare le mani per cose utili, che davvero servano a qualcosa (magari solo una decorazione per una festa di compleanno), inoltre preferisco lasciare molto materiale a disposizione, piuttosto che coordinarne l’uso. Così ho un figlio undicenne che odia qualunque lavoro manuale, ma suona benissimo il piano, una dodicenne che se la cavicchia nel disegno, se le si forniscono idee e suggerimenti, ma adora il violino, un novenne che disegna benissimo ma non ama colorare e una seienne con capacità manuali davvero sorprendenti: usa la pasta da modellare per inventare decorazioni di sua fantasia, disegna e colora molto bene per la sua età, adora matite, pastelli, pennelli… è sempre pronta a costruire cose o reinventarle… il mio solo input è stato darle i materiali che le occorrono.
    Anche la diciannovenne disegna discretamente, però ama molto cucinare e fare giardinaggio…
    L’unico stimolo serio che dò, ma solo di tanto in tanto, è di prendere un libro d’arte e provare a scegliere un’opera da riprodurre, iniziando a lavorare io per prima: all’inizio tutti sbuffano, poi poco alla volta uno prende un foglio, l’altro le matite… Oppure porto il necessario da disegno quando facciamo delle gite in campagna: di nuovo attacco io a disegnare dal vero poi, come il pifferaio magico, li ho tutti attorno. L’altro stimolo, che secondo me è una vera educazione al bello, è di portarli non appena posso a visitare mostre d’arte, chiese, opere architettoniche…

  3. perfectioconversationis

    Cavoli, mi accorgo ora che Sybille ha risposto prima e molto meglio di me 🙂

  4. Sybille

    @Perfectioconversationis, io invece stavo giusto per scrivere: ecco brava, sei riuscita a descrivere perfettamente cosa intendevo dire!!

  5. AGT

    Proprio recentemente io ho scritto un post in cui deprecavo la mania (ormai generalizzata) di propirre idee di cose fai da te che in alcuni casi sono proprio brutte!
    Però mi riferivo a proposte che si vedono su siti e riviste professionali e non a blog personali nè tantomeno a lavoretti dei bambini!

    Io in parte concordo con Sybille e perfectioconversationis che hanno commentato prima di me: è verissimo che i bambini sanno cosa è brutto e cosa no, ma trovo che nella maggior parte dei casi i cosiddetti “lavoretti” non siano affatto kitsch, anche se sono “particolari” ai nostri occhi da adulti hanno sempre insiti degli elementi di genialità e di arte, c’è sempre dietro un ragionamento e uno studio per arrivare a quel risultato, anche se non è il risultato che avremmo avuto noi come adulti con maggiori capacità di movimenti fini, maggiori conoscenze e tutti i nostri “filtri”…
    E chiudo con due frasi di Picasso:
    “Mi ci vollero 4 anni per dipingere come Raffaello, mi ci volle una vita per dipingere come un bambino.”
    “Tutti i bambini sono artisti. La questione è riuscire a rimanere artisti mentre si cresce.”

  6. quandofuoripiove

    Il mio piccolo è, per l’appunto, ancora troppo piccolo per mettersi all’opera in quelli che vengono definiti “lavoretti”, quindi parlo senza avere ancora l’esperienza in prima persona, ma solo per convinzione personale. Io credo che il valore dei lavoretti non sia in primo luogo estetico. Sono d’accordissimo con quanto è scritto prima: sono convinta che sia nostro dovere educare al bello, ma ci sono occasioni diverse per farlo. Al momento mi sveno per acquistare splendidi libri illustrati, è un mio modo per coinvolgere il piccolo sia alla lettura che alla conoscenza del bello, più avanti cercherò nuovi modi. Ma il lavoretto per me è fantasia al potere: si toccano materiali, si riciclano, si impara cosa accade mescolando colori, forme e si imparano giocando semplici concetti fisici, si sperimenta. Per me il lavoretto deve avere questa valenza, sennò non ha molto significato… Il risultato è un tantino kitsch e onestamente bruttarello? Pazienza. Se poi anche il nostro esempio è una continua educazione al kitsch… vorrà dire che il destino del bimbo è segnato: collezionerà palle di neve! ;D Scherzi a parte, di sicuro non collegherei le scelte di stile degli adolescenti ai lavoretti dell’asilo, ogni generazione ha inevitabilmente le sue scelte horror, è una fase di ricerca del proprio stile e omologazione a quello altrui (disse lei ripensando ai maglioni con le spalline posticce sotto e alla frangia pettinata ad onda e tenuta ferma con bombolette su bombolette di lacca…)

  7. Daniela Autore articolo

    Oh, quante belle risposte! Grazie.
    Perfectioconversationis, concordo sul dare uno scopo al lavoro e di lasciare materiale a disposizione. A quel punto sarebbe proprio creatività espressa liberamente e mi andrebbe bene.

    Dall’altro lato però pensavo davvero a quei lavoretti che sembrano i souvenir fronte mare di fattura incerta. Vi faccio un esempio. I sassi decorati. A me non piacciono se rappresentano animali o casette. E’ il genere di lavoretti che non propongo, ma di cui sono pieni i mercatini. Però li ho messi anch’io i sassi davanti ai miei figli, con tanto di tempere e pennelli a disposizione. Lasciati liberi dipingono soggetti astratti. (Sybille, io per i miei ho preso spunto dai simboli che usi nei tuoi disegni!)

    Ho una parte della sala dedicata ai lavoretti che i bambini creano a scuola. A distanza di tempo ne abbiamo davvero tanti e quelli più spontanei sono i più belli. Le cornici porta-foto realizzate più dalle maestre che dai bambini con strass, brillantini e conchglie, mi stancano molto di più di quelle colorate dai bambini con libero accesso ai colori. E’ una mia opinione.

    Alessia, mi piacerebbe leggerlo il post a cui ti riferisci. vengo a cercarlo.

  8. Daniela Autore articolo

    Ciao, Giada (Quandofuoripiove). Hai ragione ognuno di noi ha i suoi scheletri (le sue bombolette di lacca) nell’armadio. In generale sono d’accordo con te ed è la mia risposta alla domanda. Però il dubbio un po’ mi viene che il senso estetico da qualche parte debba passare. Se tu lo proponi con i libri d’arte, non è così scontato che passi in automatico anche agli oggetti. I bambini sono intelligenti ma ci cozzano tutti a testate sul fatto che se 5+2 fa 7, anche 55+2 fa 57 e invece non è così spontaneo passare un concetto come modello. Se apprezza il bello dei quadri non lo scopre in automatico nelle sculture. Neanche io voglio addossare i gusti degli adolescenti ai lavoretti dell’asilo, però mi chiedo dove passi il senso estetico. Ti garantisco che nei lavoretti delle elementari nella scuola di mio figlio proprio non passa. E’ nei miei post qui sotto che i fiori non li può dipingere di giallo perchè giallo è già la parte centrale.

  9. Paola HMM

    Mi ritrovo molto nelle parole di Sybille e di Giada.
    Io vedo e vivo i lavoretti come “un pretesto per” qualcosa d’altro: per lasciar libera la fantasia e la creatività, per conoscere materiali nuovi, per sperimentare, per conoscere un artista…
    A volte il risultato è kitsch? Si’. Pazienza! Sarà che io adoro le bocce con la neve 😛
    Penso che sia pero’ limitativo pensare che il senso estetico passi solo dai lavoretti: il bello ci circonda ovunque. Tutto sta nell’allenarsi a vederlo e stimolare i bimbi a coglierlo.
    Insomma: W le bocce con la neve!

  10. ilmondodici

    Mi accodo alle risposte precedenti, ma anche io parlo come Giada solo in teoria, perchè fino ad oggi abbiamo fatto unschooling (e io le ho messo a disposizione di tutto per fare esperienze con le arti visive ma anche in cucina e sul terrazzo insieme a me) e solo con l’anno prossimo entreremo nel “sistema”. Mia figlia però frequenta un playgruop e attività varie organizzate da musei, biblioteche, ecc, e quindi ho avuto occasione di vedere i vari “lavoretti” e se spesso sono interessanti per l’esperienza che fa il bambino, per esempio quando lo scopo è far acquisire una nuova tecnica o sperimentare qualcosa di scientifico, altre volte sono sinceramente imbarazzanti, quando l’intervento dell’adulto è evidente e il cattivo gusto pure. Non bastasse, tutti i miei vicini hanno come fuori porta qualcosa che rappresenta la famiglia prodotto da uno dei figli a scuola e si va dalla famiglia di sassi-coccinelle alla scultura in pasta di zucchero di topolini, e devo dire che 10 anni fa li definivo inguardabili, ora mi fanno tenerezza e capisco l’orgoglio di mamma che li fa esporre – o conoscendo una mia vicina in particolare apprezzo il compromesso ottimale di non vederselo in casa 😉 ma accontentare i figli -.

    In sintesi direi che dipende da cosa viene proposto, e ancora di più da chi e come. L’esempio è fondamentale e l’educazione familiare al gusto pure, anche se qualche incidente di percorso e le fasi di cui parlava Giada sono da mettere in conto. E poi vedremo tra qualche anno che ne uscirà.

  11. Claudia Porta (@Claudia_Porta)

    Concordo con Perfectioconversationis nel senso che i lavoretti non dovrebbero essere fini a se stessi (come spesso sono quelli proposti all’asilo) ma servire a qualche cosa. Il bambino aspira al bello e prova a metterlo in pratica con le sue capacità. Questo non significa che l’oggetto sia kitch. Secondo me la cornice fatta più dalle maestre che dai bambini puoi anche farla fuori. Quella sì che è kitch, Come lo è forse il fatto di esporre tutti i lavoretti dei bambini. Io li faccio ruotare e qualche volta anche sparire 😉

  12. Daniela Autore articolo

    “Pur di non vederselo in casa” mi ha fatto morir dal ridere!
    A volte mi sembra più facile esporre al “bello” tramite immagini che non tramite oggetti. Anche tra i vostri esempi, leggo che proponete quadri con copie di artisti famosi, dipingete, offrite matite… Il lavoretto come può evitare di trasformarsi in qualcosa di “imbarazzante” come dicevi tu?

  13. Daniela Autore articolo

    Ciao, Claudia (benvenuta!)
    Anche noi facciamo ruotare i lavoretti (altrimenti sarebbe più kitsch tutta la casa dei prodotti!!), però li metto in una vecchia scatola di latta perchè cuore di mamma li tiene tutti, come i disegni.
    “Il bambino aspira al bello” è una affermazione che mi piace molto. E’ un suo concetto di bello, come nelle citazioni di Picasso che ha riportato Alessia.

  14. ilmondodici

    Specifico cosa ho trovo imbarazzante, perchè mi rendo conto che non ho spiegato bene: non si tratta mai del prodotto del bimbo, che è sempre apprezzabile, specie se ha trovato l’esperienza divertente / interessante (e lo capisci se te la ripropone in qualche modo nei momenti di gioco e attività liberi a casa, quindi ha acquisito una tecnica o uno spunto), ma del lavoro dell’adulto che a volte perde di vista il suo ruolo e punta a soddisfare i genitori (un certo tipo).
    Una volta abbiamo partecipato ad un “laboratorio di arte per bambini”, organizzato in pompa magna, con patrocinii importanti. Arrivo dopo mio marito e lo trovo a scuotere la testa perchè essendo nostra figlia non ancora in età scolare (! aveva allora 4 anni) l’avevano messa a incollare con tanto di crocette e indicazioni da cui non si poteva prescindere parti di un disegno fatto dalla persona che guidava il lab. e ritagliato da sua figlia preadolescente con una voglia che vi lascio immaginare. Il lato “artistico” doveva esser garantito da una vaga ispirazione munariana, con uso di lucidi, livelli sovrapposti, colori ben scelti, ma dall’adulto e senza coinvolgere i bambini in altro che nell’assemblaggio! Sono partiti vietando ai bimbi di usare le forbici (“NO SIETE PICCOLI!!! a 4 anni? perchè allora metter sul tavolo quelle arrotondate?) e han proseguito lasciando intendere che le loro scarse attitudini ed esperienze non potessero produrre elaborati degni di nota, per questo era NECESSARIO seguire tracce e modelli, tutti uguali ovviamente. Non credo occorra commento.

    Questo stesso imbarazzo l’ho riprovato visitando una delle scuole che ho valutato per mia figlia: ogni singola finestra aveva gli stessi disegni appesi, fotocopiati, colorati tutti con gli stessi colori, per “dare l’idea di ordine”. …

  15. Daniela Autore articolo

    Stavo guardando che post ho programmato per domani e mi viene il dubbio che cambierete idea sul concetto di kitsch! Vincerò l’oscar 😉

  16. Catia

    Matilde pensa, poi disegna, manipola, costruisce creando “cose” che a volte non servono assolutamente a nulla. E lei ne è ugualmente felice, perchè ha sperimentato.
    Mi chiedo se tutto deve sempre essere finalizzato a qualcosa? Perchè ogni tanto non “pasticciare” o lasciar pasticciare solo per il gusto di farlo?
    Il bello? E’ troppo soggettivo. Per gli adulti come i piccoli. Quanti blog quotatissimi in rete anche per il loro aspetto grafico a me non piacciono per niente.
    Kitch o non kitch l’importante è di non far passare il messaggio che fare quel lavoretto è stata una perdita di tempo!

  17. Daniela

    E’ vero che il bello è soggettivo, però se non ci preoccupassimo di insegnarlo o almeno presentarlo sarebbe come dare un calcio alla storia dell’arte, della letteratura

  18. perfectioconversationis

    @Catia: secondo me stiamo parlando di cose diverse. Io avevo in mente in particolare alcuni “tutorial” che si trovano in giro: “costruisci la tua coccinella di gomma piuma”, “realizza un albero con le puntine da disegno”, ecc… Gli adulti guardano il tutorial, lo propongono ai bambini, i quali possono essere più o meno entusiasti di avere un ennesimo albero, coccinella, topolino, e lì si chiude. Non credo però che Picasso pensasse a questo tipo di “lavoretti”.
    Diverso invece quando proponiamo di fare dei lavori “veri”: le decorazioni natalizie o per un compleanno, una coperta per la bambola… non tutti necessariamente lavori “utili” nel senso di assolutamente necessari, ma comunque finalizzati a un obiettivo.
    In caso contrario, io preferisco che siano i bambini a pensare a quel che vogliono fare, proprio come fa tua figlia, manipolino, magari per il solo gusto di provare un nuovo materiale, e chiedano aiuto solo se ne hanno bisogno. E’ una dimensione diversa, per cui quando si crea si ha bisogno di essere liberi. Eventualmente anche liberi dall’ottenere necessariamente un risultato da presentare agli altri: magari il mio scopo era provare la consistenza della plastilina, un accostamento di colori, una forma che mi interessa… Per lo stesso motivo dò ragione a ilmondodici: anche importanti musei a volte propongono attività per bambini che sono a senso unico, soddisfacenti per chi vuole avere il lavoretto proprio come era stato pensato, ma frustranti per chi vorrebbe fare a modo suo. A me è capitato di portare i miei figli a un’iniziativa fantastica: The Big Draw, http://www.campaignfordrawing.org/bigdraw/. A Torino è proposta dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ma aderiscono altri musei nel mondo. Si tratta in pratica di mettere a disposizione molti materiali e lasciare i bambini completamente liberi di lavorare, da soli, in gruppi, ecc… Ovviamente la cornice del museo offre un ambiente stimolante e ci sono degli “assistenti” che spiegano come usare i materiali più strani, ma non viene imposta la realizzazione di lavori standardizzati che, secondo me, sono proprio il contrario dell’arte.

  19. ilmondodici

    @Catia secondo me qui siamo tutte persuase che sia più importante il processo che il risultato (concetto peraltro non condiviso da tutti i genitori) e la soddisfazione dei bimbi più che quella degli adulti, e ringrazio perfectioconversationis per aver meglio formalizzato il mio punto di vista e aggiunto un esempio illuminante.
    Mi son trovata a riflettere molte volte su chi sia il target vero di certe iniziative: noi genitori o i nostri figli? Il museo o l’associazione di turno vuole offrire attività che rendano soddisfatto il genitore (utente/cliente, da invogliare a tornare) che ama “esporre” lavoretti elaborati, o il bimbo, con intento filantropico educativo, lasciandogli la possibilità di vivere liberamente e godere davvero dell’esperienza laboratoriale e portarsi a casa qualcosa? E a monte: noi adulti siamo tutti consapevoli che un esperienza del bambino dovrebbe esser svuotata dalla nostre aspettative?
    Non vi è mai capitato, in queste occasioni, di aver vicini dei genitori che si arrabbiano con i loro figli, tacciati di essere imprecisi e pasticcioni, e sgridati di conseguenza, preoccupati che venisse “uno schifo”? A me sì e ho pensato che dipendeva da una cattiva organizzazione (e a monte da lacune nella cultura del rispetto dei bambini). Tutto questo può esser evitato se chi gestisce il laboratorio ha anche nozioni pedagogiche ed è in grado di spenderle per aiutare i genitori a capire l’esperienza e i suoi intenti.

    Daniela però si pone anche un altro problema, se ho capito correttamente: come si inserisce l’educazione al gusto in tutto questo? I lavoretti devono esser valutati anche in questo senso? E come? Svilupperanno un loro senso critico dati certi input? Stiamo dando loro strumenti anche in questo senso?

    Un intervento mi ha fatto riflettere, dire sempre che ogni lavoretto è bello, che è un giudizio di merito all’elaborato tecnicamente, è un’approssimazione, che può dar sostanza ai dubbi di Daniela. In realtà non è che sia bello sempre, nemmeno ai nostri occhi, ma è qualcosa di diverso: ci riempe di gioia sempre, noi siamo felici non perchè i nostri figli fanno dei bei lavoretti, ma perchè lo fanno con gioia e poi la condividono con noi. Quindi aveva ragione il buon Carlos Gonzales che suggeriva di non dire “Bravo!”, ma “GRAZIE!” ad un bimbo che ti regala un disegno, badando a rispettare i sentimenti di tutti.

    Noi mamme dobbiamo sempre trovare equilibri fatti di compromessi, penso questo caso non faccia eccezione, pensiamo a quando dobbiamo scegliere se far uscire i nostri bimbi vestiti in modo appropriato (parliamo di gusto, ma soprattutto di salute) o rispettare la loro autonomia in crescita che ha bisogno di libertà di espressione.

    Daniela scusa se mi son dilungata

  20. AGT

    Molto molto interessante questa discussione e sono in buonissima parte d’accordo con voi, solo su una cosa dissento: sul concetto di bello come concetto soggettivo.
    In linea generale per me il concetto di bello e brutto sono fortemente oggettivi (mediati anche dal contesto culturale, ma questa è un’altra storia…), mentre è il concetto del mi piace/non mi piace ad essere soggettivo.
    Mi spiego con un esempio: antonio banderas è bello mentre danny de vito è brutto (e sfido chiunque a dire il contrario ah ah ah), ma a me piace danny de vito e non piace antonia banderas…

    Per quanto riguarda il proporre lavoretti rigidamente “standardizzati” mi trobvate completamente d’accordo e spero che quando propongo un lavoretto fatto dai miei figli nn passi il messaggio “si deve fare così” (infatti spesso non scrivo un tutorial ma solo una traccia e un racconto di come noi siamo arrivati a pensare a quello) ma invece “date ai bambini una scatola (o una bottiglia o qualsiasi altra cosa) e una serie di altri ingredienti e vedete che meraviglie e ragionamenti sapranno tirare fuori”…

  21. Daniela Autore articolo

    Quando ho scritto il post su come si uccide la creativita’, molte insegnanti su Facebook lo hanno criticato dicendo che a scuola non si puo’ essere creativi ma imparare procedimenti e regole. I lavoretti sarebbero utili a questo scopo.

    Ho ricevuto via mail un commento a questo post. Rispetto la volonta’ di non partecipare personalmente e accetto di fare da portavoce. Nella mail mi ricordano che gli esempi a cui puntare in merito ai “lavoretti” sono Munari e Reggio Children. Se penso a Munari, alle sue macchine inutili, al suo modo di incentivare la creativita’ penso che il gusto si formi con la gioia sperimentata. Nella mail c’e’ un’altra osservazione importante: un lavoretto impostato bene mette da parte scopo e tecniche in favore dello stare insieme ai genitori e qui i miei figli potrebbero testimoniare quanto e’ divertente fare una torta con la mamma anche se poi mamma la brucia.

  22. florianariga

    Ci riprovo! A mio avviso bisogna distinguere tra le finalità che un laboratorio o un lavoretto si propone di ottenere. Se io maestra voglio insegnare il collage m’interesserà che il bimbo comprenda e metta in pratica cosa fare per realizzare un collage, che poi i pezzettini del collage non siano perfettamente armoniosi a tre anni va benissimo (preferisco un collage non perfetto ma realizzato effettivamente da un bimbo di tre anni che un collage bellissimo in cui il bambino ha solo visto i pezzetti del collage!).
    Non sono d’accordo che l’importante è stare insieme, in questo modo si giustificano tante offerte scadenti che purtroppo in giro pullulano! Allora andiamo ad un altro discorso (e qui sono polemica) tutti si credono in grado di organizzare un laboratorio, ma in realtà bisogna tener presenti e considerare tanti aspetti per la buona riuscita dello stesso. Invece in nome di Munari, del riciclo che educa i bambini e bla…bla…bla…molti laboratori finiscono nel kitsch, ma non è a causa delle competenze dei bambini!

  23. Daniela Autore articolo

    Floriana, grazie! Parliamo dei laboratori fuori scuola: ci sono dei segnali dai quali intuire se sarà di buon livello? Lavoretti in casa, non avendo tutte le stesse competenze, che consiglio ci daresti? come li possiamo proporre?

  24. florianariga

    Per i lab fuori casa:chi lo organizza, cosa propone, se c’è una diversificazione per fasce d’età, se si tratta di un vero laboratorio o di un’attività creativa. In casa ciò che, a mio avviso funziona, è tutto ciò che stimola la curiosità. Non pensate di farli colorare se hanno già colorato a scuola, sfruttate la loro passione del momento…i vulcani…i pirati…i dinosauri..i numeri…partite dalla lettura di un libro, proponete magari prima di lasciarli a scuola cosa gli piacerebbe fare nel pomeriggio in modo da preparare già tutto l’occorrente (si può fare dai 5 anni in su).

  25. Sara Stellegemelle

    da ‘semplice mamma,anche a me piace far sperimentare alle mie bambine,colori ,carta,colla ( che adorano! ),pennelli e spugne…..certo che escono ancora delle cose un pò….strane diciamo!…ma forse sono ancora piccole,certo è che quando fanno cose ‘inutili’ o ‘brutte’ le faccio sparire,insieme a loro,mentre un disegno o un collage ben riuscito lo esponiamo nella nostra bacheca (il muro della camera!)….secondo me kitsch o non kitsch….è importante far conoscere le tecniche ,i materiali,le possibilità….poi ognuno sceglie cosa ne farà…..e comunque non è detto che ne esca del bello,così come non è detto che chi non conosce ‘gli attrezzi’ per fare arte non abbia il senso della creatività.

  26. jessica

    Ciao Daniela, grazie di questa riflessione, ci sto pensando molto negli ultimi tempi, e a turbarmi non sono i lavoretti kitsch ma quelli eprfetti, fatti dai grandi per i grandi (come si legge anche nei commenti). Aggiungo un personale punto in più a favore delle prime esperienze davvero creative, cioè libere, il fatto che- come processo e non risultato come dice Cì- servano per l’espressione del sé, per la crescita personale, per la comunicazione delle emozioni… l’educazione al bello passa forse prima di tutto dalla libertà e dall’espressione di sè, credo. Grazie ancora un bacio

  27. Tina Festa

    Ciao! Invio i miei pensieri dopo aver letto l’articolo e solo parte dei commenti.. (ehi sono tanti… li leggerò con calma:P ) . Liberipensieri: ah come non mi piace la parola “lavoretto”! non mi piace per niente!! la uso nel mio blog per via delle ricerche nel web ma se potessi la eliminerei dal vovabolario delle insegnanti!! Mi sa di poco! di approssimativo…. Quelli che fanno i bambini sono Signori Lavori soprattutto quando il “lavoretto” nasce dopo che i bambini hanno fatto delle “azioni creative” con i materiali e non prima! Io nella sezione in cui insegno procedo così: i bambini mettono le mani in pasta in mille modi ed io tra i tanti lavori vedo quello che può diventare un dono o parte di esso.
    Io invece mi sono ritrovata a riflettere di recento su un altro aspetto del lavoretto: bisogna cominciare a fare una NETTA distinzione tra quelli fatti dai bambini e quelli fatti PER i bambini ed in questo secondo caso i farei ancora un’altro differenza tra i lavori fatti dagli adulti per i bambini (penso ai libri fatti a mano dalle mamme o dalle insegnanti – ciò che viene fatto con amore per loro) e quelli fatti AL POSTO DEI bambini (molti dei lavoretti che i bambini portano a casa…sigh). Ecco il vero Kitsch sta in questi ultimi perchè sono fatti in serie, solo per soddisfare il senso estetico degli adulti, voglia di autocelebrazione (bel lavoretto = brava insegnante) e non sono carichi di emozione…… e noi GenitoriNuovi ce ne accorgiamo!

  28. Robin :D

    Primo figlio e primo anno di scuola materna.
    Quest’anno stanno lavorando sulla percezione che hanno di sè e degli altri.
    Quindi i lavoretti per la festa del papà e della mamma sono stati un nostro ritratto fatto da loro, il primo a pennarello e il secondo con le tempere.
    Le maestre non sono intervenute, i bambini avevano avuto solo la consegna di osservare attentamente i genitori. Hanno poi effettuato i ritratti a turno, in piccoli gruppi, in modo da poter fare con calma e tranquillità!
    Sono molto soddisfatta di questo approccio!!

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