Primi voli – Camillo Bortolato

Tutti i genitori che conosco con figli che vanno a scuola e altri più piccoli mi dicono la stessa cosa: “Quando il grande fa i compiti, li vuole fare anche il piccolo e non è detto che si accontenti.” I secondi sono sempre belli tosti: in casa non si fanno differenze? allora vogliono anche loro un astuccio, un diario, un quaderno e dei compiti e se non vanno ancora a scuola, i genitori si devono inventare qualcosa. Qui arriva il dubbio: va bene non anticipare i tempi, ma li dobbiamo intrattenere, depistare o educare?

Bella domanda, vero? Perchè se dobbiamo solo intrattenerli, basta un foglio con dei pennarelli e via. Se si accontentano, ovvio. Se li dobbiamo depistare per evitare che imparino a leggere o scrivere prima del tempo, come ci insegnano gli esperti, non sarà una zappa che torna sui piedi al momento di entrare in prima? Fare i compiti è un momento cruciale in casa: serve un certo buon umore, vanno allontanate le distrazioni, si sorveglia il calcapitato dal lontano quel tanto per controllare che sappia quel che dice sempre ripete la lezione. E noi pensiamo davvero che i piccoletti se ne stiano lì a guardare il teatrino del compiti-family senza dire niente? Loro che sono i terminator di casa? E’ una occasione da prendere al volo secondo me. Devo solo scegliere gli strumenti giusti e adatti alla sua età.

Mi sembra di sentirla ancora la maestra di italiano del grande che in prima elementare diceva a noi genitori: “Non vi siete mai accorti che tengono la matita nel modo sbagliato?” Non è che si mettevano la punta in un occhio per scrivere dove c’è il gommino, semplicemente la impugnavano in un modo che rendeva più faticoso tracciare i segni. E la matematica? il fratello aveva fatto tanta di quella prescrittura che ignorava totalmente l’esistenza dei numeri al di fuori della cantilena uno-due-tre-quattro-cinque ecc. “Dimmi che numero viene prima del sei?” uno-due-tre-quattro-cinque-sei.

Con il secondo figlio vorrei partire bene. Dopo aver letto i libri di matematica per bambini, aver capito che c’è una bella differenza fra prerequisiti e nozioni acquisite alla materna, so cosa proporgli e cosa evitare. Per questo motivo, quando ho visto la prima volta il nuovo cofanetto di Bertolato per i bambini della scuola dell’infanzia ero felicissima. Il titolo è Primi voli.

Camillo Bortolato è l’autore di molti strumenti didattici che usano il metodo analogico, uno dei più famosi è La linea del 20. I bambini imparano dall’esperienza pratica, concentrandosi in particolar modo sui prerequisiti più importanti. Ad esempio, in “Primi voli” si consolidano alcuni concetti di logica che i bambini già conoscono dalla vita reale, come l’uso corretto di “prima”- “dopo” – “ultimo”, però li allena in situazioni non usuali, magari utilizzando un disegno che cambia la solita prospettiva e lì si vede davvero se hanno capito o se rispondono per abitudine.

Il cofanetto è composta da tre piccoli volumi. Uno è dedicato alla logica, uno alla matematica e uno alla prescrittura. In quello dedicato alla matematica si allena la capacità di conteggio visivo. Io l’ho imparato con l’altro figlio, quando la maestra in prima li faceva giocare con le carte, il riconoscimento visivo serve in matematica ma anche nella lettura per allena a isolare i segni. Il terzo è dedicato alla prescrittura, anche se in realtà è un insieme di prerequisiti che sviluppa e rinforza. Con il disegno prepara il tratteggio delle lettere, ma allena anche la logica dei ritmi e delle simmetrie. Chi non ama le classiche schede da colorare sarà felicissimo.

Mi piace e lo consiglio perchè è molto in sintonia sia con il programma che i bambini svolgono alla primaria, sia il concetto che ci si prepara alla scuola allenando prerequisiti non anticipando concetti e insegnamenti. Qualche esempio lo potete vedere qui.

2 pensieri su “Primi voli – Camillo Bortolato

  1. ilmondodici

    Ecco, io pure ho avuto delle sorprese simili con matematica, con una complicazione: la mia ha imparato a conoscere i numeri in inglese, per nostri movimenti vari, quindi alla domanda: “quanti sono?” partiva con “one, two, …”, quello su cui mi sono allora concentrata è stata la traduzione, ignoravo, ingenuamente, altre implicazioni. Solo ascoltando la presentazione della maestra di mate i primi giorni (per fortuna che hanno fatto la riunione subito!) ho capito che un conto è conoscere la sequenza dei numeri, altro saper contare! Così abbiamo iniziato a contare i gradini, le uvette, le palline, cose che già facevamo prima, ma con una attenzione diversa: a me era sfuggito che lei lì contava, ma più che altro li cAntava, cioè non era in grado di dissociare la sequenza dall’oggetto. Insomma se li trovo li guardo volentieri.

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