Come funziona la scuola digitale

scuola_digitaleL’ingresso delle tecnologia a scuola è un argomento controverso che divide nettamente l’opinione pubblica. Nei giorni scorsi ho partecipato all’evento di Samsung in cui presentava la prima delle aule totalmente digitali del progetto pilota Smart Future. Ho avuto modo di porre le domande dei dubbi più comuni. Queste sono le risposte che ho trovato.

Il 29 ottobre è stata inaugurata la prima classe digitale di Samsung a Milano. Si tratta delle terza primaria della Scuola Enrico Toti di Via Cima. E’ la prima classe del progetto Smart Future, promosso a livello nazionale che coinvolgerà altre 24 classi in altrettanti istituti in brevissimo tempo. Smart Future è il frutto di una attenta valutazione di quelle sono le esigenze didattiche del singolo o della classe a cui la tecnologia può dare un sostegno positivo. Il progetto è stato realizzato con i prodotti Samsung seguendo le indicazioni dello studio predisposto in collaborazione con l’Università di Milano e un Advisroy Board d’eccellenza che ne garantisce un alto livello di qualità.

Durante la presentazione sono state poste alcune domande, che girano nella testa di tutti noi quando ci poniamo di fronte al dubbio se la tecnologia in classe può risolvere dei problemi e cosa accade se a portarcela è un’azienda. In privato ho avuto modo di chiarire alcuni quesiti. So che sono domande comuni e ve le presento come se fossero un’unica intervista.

In cosa costiste effettivamente l’intervento di Samsung nella classe pilota? Cosa ha cambiato? Samsung ha messo a disposizione i supporti, in particolare una lavagna elettronica (e-board) e 26 tablet, uno per ogni bambino. Inoltre, ha realizzato dei sistemi che ha messo a disposizione dell’insegnante perché possa inserire le lezioni e personalizzarle in base alla sua esperienza o alle esigenze della classe.

Quanto costa allestire una classe come questa? La E-board ha un costo di circa 2mila euro, mentre ogni tablet è sui 400 euro.

Quanto hanno contribuito le famiglie? alle famiglie non è stato chiesto nessun contributo economico, tanto meno alla scuola. Il progetto è finanziato totalmente da Samsung.

Si trovano molti ostacoli solitamente a fare entrare gli sponsor a scuola, come siete riusciti a superare questo limite? In realtà il progetto ha funzionato al contrario. Non è stata Samsung a proporsi cercando consensi ma ha risposto a una richiesta. Alcuni mesi fa è stato presentato il progetto Smart Future al quale era possibile candidarsi. Le classi che sono state inserire sono state segnalate.

Nel frattempo in classe c’è un grande fermento di bambini che vogliono far vedere la loro nuova scuola ai genitori e ai vari ospiti. Seguo la conversazione tra l’insegnante della classe e un collega di un’altra scuola che non è rientrato nel progetto.

In pratica cosa cambia, non andava bene la LIM? la E-board dura molto di più e non mi costringe a oscurare le finestre. Avere sempre la luce in classe è vantaggio. Posso spiegare e commentare guardandoli. Non si perde il rapporto visivo.

Questa sua osservazione mi riporta a due domande sentite durante la presentazione. ve le ripropongo.

I bambini si distraggono facilmente, qui hanno già in mano il tablet, non sarà un elemento di disturbo? No, il tablet ha un codice di blocco che inserisce dalla postazione insegnante o manualmente dai genitori a casa. In classe può essere usato solo come è previsto dall’insegnante.

L’apprendimento ha bisogno di scrittura, di rielaborazione, di una parte attiva che forse viene sostituita dalla tecnologia, non sarà una realtà troppo sbilanciata verso il tecnologico? la storia insegna che la tecnologia non è mai sostitutiva. Nei secoli continuiamo a usare le due tradizioni più importanti senza averle mai perse. la scrittura e l’oralità. Possono cambiare i mezzi, ma la tradizione rimane.

La cronaca di questi giorni porta i genitori ad avere paura del mondo internet, perché dovremmo introdurlo a scuola? La cronaca racconta cosa succede se la tecnologia viene lasciata libera nelle mani curiose di un adolescente senza una educazione mirata all’utilizzo consapevole. si parla di limiti molto più spesso di quanto si parli di educazione all’uso responsabile.

Mi è piaciuto molto l’intervento sulla necessità di stimolare la curiosità per il sapere. i miei bambini sono ancora piccoli, ma sento che è una difficoltà frequente che si presenta più avanti. Voglio andare in quel verso: capire come farli innamorare di tutto ciò che possono imparare, come presentare la scuola come una opportunità di crescita.

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